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Il clima della Tuscia viterbese


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Clima del lago di Bolsena

Dati meteo in diretta dalla Tuscia

Paesaggio e Clima

La prevalente origine vulcanica del territorio della provincia di Viterbo tenderebbe a favorire una certa omogeneità floristico-vegetazionale che è invece arricchita dalla presenza dei due bacini lacustri principali, il lago di Bolsena e il lago di Vico, nonché dai piccoli laghi di Mezzano e Monterosi, non meno significativi sul piano naturalistico (Scoppola 1995).

La provincia di Viterbo ha una scarsa densità di abitanti (76 ab/kmq contro i 188 in media dell’Italia e 294 del Lazio) ed è scarsamente industrializzata; questa situazione ha favorito la presenza di grandi beni ambientali e storici che è necessario tutelare e valorizzare. Inoltre è di notevole interesse un elemento molto importante per la caratterizzazione del paesaggio, ovvero l’integrazione dell’ambiente naturale con le attività agricole e forestali praticate nell’area.

Una delle tipicità del territorio provinciale è costituita dalle forre, elemento caratteristico della morfologia e del paesaggio di questa zona. Le forre della provincia di Viterbo, profonde incisioni scavate nei substrati vulcanici dall’erosione delle acque, sono presenti in zone diverse e al loro interno presentano tuttavia delle omogeneità in relazione a determinati parametri che sono:

* contesto territoriale di uso del suolo;
* altitudine;
* esposizione;
* litologia.

Il territorio, sulla base della modalità d’uso prevalente, può essere diviso in due ambiti di estensione più o meno equivalente.

Il primo comprende l’area di Acquapendente e i bacini del Fiora, dell’Arrone e del Marta, mentre il secondo comprende gli affluenti del Tevere, la valle del Treja e il bacino del Mignone. Nel primo ambito, più settentrionale, le forre si trovano immerse in un tessuto agricolo ampiamente diffuso tanto che i boschi di latifoglie costituiscono la seconda tipologia di uso del suolo dopo quella agricola.

Nel secondo, invece, più meridionale, l’estensione dei terreni agricoli è decisamente inferiore. Qui siamo di fronte ad un paesaggio costituito prevalentemente da boschi di latifoglie, oliveti e frutteti, con prevalenza di coltivazioni di nocciolo, presenza quest’ultima che rientra in ambito agricolo visto l’uso che di tale coltura si fa e che può provocare un inquinamento del suolo da pesticidi e fertilizzanti, laddove si pratichi un trattamento convenzionale.

In relazione all’altitudine si individuano tre ambiti paesaggistici omogenei che possono o no comprendere le forre:

la zona del Monte Cimino e un’area costiera sul versante occidentale comprendente i bacini del Fiora, dell’Arrone, del Marta e del Mignone, con una quota che va da 0 a 300 metri che non comprendono alcuna forra;
un’area orientale di cui fanno parte gli affluenti del Tevere e la valle del Treja dove le forre sono ampiamente diffuse;
un ambito centrale con una quota che va dai 300 ai 700 metri, che attraversa il territorio provinciale da Nord a Sud e comprende le forre più settentrionali dell'alta Tuscia (area di Acquapendente). La classificazione, in base all’esposizione, è più complessa e articolata in quanto non è possibile individuare delle aree ben definite, ma piuttosto degli ambiti ampi, dai contorni molto sfumati, con esposizioni prevalenti.
Un’altra tipicità del territorio Viterbese è evidente nell’area di Bagnoregio, dove il paesaggio è modellato nelle caratteristiche forme dei calanchi, ai piedi dei quali i corsi d’acqua sono incastonati all’interno delle forre. Qui sono evidenti, negli ambiti stratigrafici presenti in affioramento nelle forre, le argille plioceniche, profondamente erose lungo gli impluvi, che scalzano lo sperone tufaceo sovrastante, dando luogo a fenomeni di dissesto. Per tali motivi a Civita di Bagnoregio è stato dato il caratteristico attributo di “città che muore” anche se essa costituisce un forte richiamo turistico.

Il clima dell’Alto Lazio presenta notevoli affinità con quello dei territori limitrofi della Toscana meridionale ed è nettamente differenziato rispetto al settore meridionale della regione (Blasi, 1992). Si definisce fitoclima l’insieme delle caratteristiche macro e microclimatiche che determinano l’aggregazione delle specie vegetali in “associazioni”.

Il Lazio ha condizioni fitoclimatiche molto diverse man mano che ci si allontana dal mare e si va verso l’interno e ci si alza di quota e a seconda che i suoli siano di tipo vulcanico o calcareo.

Nel territorio provinciale vi sono stazioni che rilevano dati sulla temperatura e sulla piovosità. Un confronto tra le più rappresentative consente di evidenziare le differenze climatiche del territorio provinciale.

I dati sono riportati secondo il diagramma di Walter e Lieth. Il diagramma riporta sull’ascissa i mesi dell’anno, sull’ordinata di destra le precipitazioni medie del periodo di riferimento e a sinistra le medie delle temperature. I valori delle temperature sono riportati a scala doppia rispetto a quelli di precipitazioni (1°C = 2 mm). Quando i valori mensili delle precipitazioni superano i 100 mm il periodo piovoso viene rappresentato, oltre questo valore, in nero e a scala dieci volte più piccola di quella precedentemente adottata per le precipitazioni mensili minori di 100 mm.

Così elaborato, il diagramma consente il confronto grafico fra il regime termico e quello pluviometrico annuale; quando la curva delle precipitazioni scende sotto quella della temperature medie(P < 2T) il periodo interessato deve considerarsi arido.
I dati riguardanti le precipitazioni e le temperature relativi alla stazione termopluviometrica di Viterbo si riferiscono al periodo 1961-2004; questi evidenziano come la precipitazione media annuale sia pari a 766 mm con un periodo autunnale più piovoso con valori che raggiungono i 115,36 mm a novembre, mentre a luglio si registra la maggiore siccità (20,87mm) (Fig.1.2.1).

Le temperature medie annue sono di 13,76°C, con temperature medie minime che si registrano il mese di gennaio (6,05°C) e le massime nel mese di agosto (23,76°C). Le temperature minime assolute sono anch’esse in gennaio (- 4°C) e le massime ad agosto (35°C). Vi è una aridità estiva debole a luglio, agosto e sporadicamente a giugno e il freddo è prolungato da ottobre a maggio.

Le correnti umide del mar Tirreno caratterizzano il clima in senso oceanico influenzando in gran parte le tipologie della vegetazione spontanea della provincia. Dalla zona costiera verso l’interno si verifica il passaggio dalla regione mediterranea a quella temperata attraversando aspetti di transizione che rientrano sia nella regione mediterranea che in quella temperata (Blasi, 1993). Si passa cioè da una zona più calda e asciutta della fascia costiera ad un clima decisamente più fresco e umido delle aree collinari e montane interne.

Nei diagrammi seguenti è possibile osservare la differenza che si riscontra tra Tarquinia, località sul litorale, e Soriano, località pedemontana sul M. Cimino. La prima località, nella Regione Mediterranea, (Fig. 1.2.2) è caratterizzata da precipitazioni scarse (593 mm – 811 mm) e da temperature medie di 15,5°C. L’aridità è intensa da maggio ad agosto con valori non elevati ad aprile.

Andando verso l’interno nella zona a ridosso del M. Cimino (Fig. 1.2.3) si ha il passaggio alla zona temperata in cui si hanno precipitazioni abbondanti con aridità assente o molto debole e temperature medie intorno ai 13 °C. Durante l’inverno c’è un forte stress da freddo con temperature basse che si prolungano da ottobre a maggio. Il diagramma riporta le caratteristiche climatiche della località di Soriano al Cimino.

Elementi di meteorologia, climatologia e fitoclimatologia dell’area

I dati riguardanti le precipitazioni sono stati rilevati dalla stazione di Viterbo del Servizio Idrografico nel periodo 1926/1996.
Nell’arco dei 40 anni esaminati si è registrata una media di precipitazione annuale pari a 806.7 mm. Il periodo autunnale è il più piovoso con picchi di 102.5 mm/mese a Novembre, mentre i mesi più secchi sono quelli estivi di luglio e agosto con valori medi di 25.7 mm.

Le temperature medie annue sono di circa 14.3°C, con temperature invernali che si attestano fra i 5.9 e 7.1 °C e temperature medie estive di 23.6°C . Le temperature minime si registrano in gennaio (-4°C) e le massime ad agosto (35°C). Nel diagramma che segue è riportata la rosa dei venti con riferimento al periodo 1956-1991 registrati dalla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Viterbo.

Le calme di vento, non riportate, presentano una frequenza di circa 30.5 % con una notevole incidenza (quasi un terzo delle osservazioni). Come si osserva dal grafico risulta predominante la provenienza del vento da NE e SW. Dal punto di vista climatico e fitoclimatico l’Alto Lazio presenta maggiori affinità con i territori limitrofi della Toscana meridionale (Scoppola 1995) dove, in genere, le scarse precipitazioni vengono compensate dall’elevata ritenzione idrica dei suoli. Emerge pertanto una netta autonomia di questo territorio rispetto alla porzione più meridionale del Lazio.

Tutta la Tuscia è inoltre aperta all’influenza delle correnti umide del Mar Tirreno da cui deriva una generale caratterizzazione del clima in senso oceanico, fattore di grande importanza per la determinazione delle caratteristiche della flora e della vegetazione spontanea della provincia (PIGNATTI 1994 ). Nel suo insieme la provincia di Viterbo presenta dunque poche emergenze vegetazionali di tipo mediterraneo a causa della più generale vocazione forestale di tipo mesofilo che viene ulteriormente accentuata dalle caratteristiche edafiche. Solo per una ristretta fascia costiera, corrispondente alI’incirca al territorio della Maremma Laziale, si rinvengono con una certa continuità specie della biocora mediterranea quali lentisco, corbezzolo, fillirea, mirto e sughera, quest’ultima talora piuttosto abbondante anche nella Maremma più interna, favorita dalle correnti caldo-umide e dalla natura dei suoli, mentre verso l’interno formazioni miste di sclerofille e caducifoglie si possono sviluppare solo su substrati idonei, fortemente acclivi, ed in esposizioni termofile (BLASI 1992).

Procedendo dalla costa verso l’interno assistiamo pertanto al passaggio dalla Regione mediterranea a quella temperata; in particolare, con riferimento alla recente Carta del Fitoclima del Lazio a cui si rimanda per maggiori dettagli (BLASI 1993, 1994), andiamo dal termotipo mesomediterraneo inferiore con ombrotipo piuttosto secco di Montalto di Castro o Tarquinia, fino al termotipo montano inferiore con ombrotipo umido, che caratterizza esclusivamente l’area dei Monti Cimini, attraversando aspetti di transizione che rientrano ora nella Regione mediterranea ora in quella temperata. Con riferimento alla figura 1.4, tratta dalla carta già citata, elenchiamo di seguito i tipi fitoclimatici riscontrati nella provincia di Viterbo. (La numerazione tra parentesi in corsivo corrisponde a quella della Carta Fitoclimatica di BLASI (1993)).

REGIONE TEMPERATA

1(2) – Termotipo montano inferiore; Ombrotipo umido superiore/iperumido inferiore; Regione mesaxerica/axerica fredda. Precipitazioni annuali (P) abbondanti e assenza di aridità estiva; in inverno freddo piuttosto intenso che si prolunga da ottobre a maggio. Temperatura media delle minime del mese più freddo (t) sempre al di sotto dello zero. Zone più elevate del complesso dei Monti Cimini. Prevalenza di faggete, castagneti e in subordine querceti misti mesofili a cerro e rovere.

2(4) – Termotipo collinare superiore; Ombrotipo iperumido inferiore; Regione mesaxerica. P molto elevate con frequenti episodi estivi, quindi aridità estiva assente; freddo intenso d’inverno ma con t superiore allo zero. Caldera del lago di Vico. Prevalenza di faggete, castagneti, boschi misti mesofili e querceti con netta dominanza del cerro.

3(6) – Termotipo collinare inferiore/superiore; Ombrotipo subumido superiore/umido inferiore; Regione mesaxerica. P variabili con una media di 1000 mm; aridità estiva debole limitata a luglio, agosto e solo sporadicamente a giugno; freddo prolungato da ottobre a maggio; t compresa fra 1.2 e 2.9 °C. Regione vulsina e vicana e tutto il settore più settentrionale e orientale (Acquapendente, Farnese, Bagnoregio, Viterbo, Vignanello, Ronciglione, Capranica, Sutri, ecc.) Prevalenza di cerrete e querceti misti ( cerro, rovere, roverella, farnetto ), castagneti, potenzialità per faggete termofile e lembi di bosco misto con sclerofille e caducifoglie su affioramenti litoidi.

7 – Nelle conche calderiche di Bolsena e Latera esiste una variante più umida con prevalenza di cerrete e boschi misti mesofili e frammenti di faggete. Abbondanti elementi della lecceta sulle isole Bisentina e Martana.

REGIONE TEMPERATA DI TRANSIZIONE

4(7) – Termotipo collinare inferiore/superiore o mesomediterraneo superiore; ombrotipo umido inferiore; Regione esaxerica.P medio-alte con episodi estivi più contenuti; aridità estiva non molto pronunciata a luglio e agosto; freddo intenso che si prolunga da ottobre a maggio; t appena inferiore a zero. Valle del Tevere e valli secondarie connesse (Orte, Gallese, Borghetto, ecc.). Querceti a cerro e roverella con elementi, talvolta anche abbondanti, della flora mediterranea.

REGIONE MEDITERRANEA DI TRANSIZIONE

5(9) – Termotipo mesomediterraneo medio o collinare inferiore; Ombrotipo subumido superiore; Regione xeroterica/mesaxerica. P inferiori a 1000 mm con apporti estivi (Pest) intorno ai 100 mm; aridità estiva presente da giugno ad agosto e sporadicamente anche a maggio; freddo prolungato ma non intenso da novembre ad aprile; t da 2.3 a 4 °C. Maremma laziale interna a sud della conca vulsina fino a Blera e Monte Romano, parte della valle del F.Fiora, Canino e pianori a Ovest di Viterbo.
Cerrete, querceti misti a roverella e cerro con abbondanti elementi della biocora mediterranea; boschi misti mesofili nelle forre e macchia mediterranea sui dossi e sugli affioramenti tufacei. 6(11)- Termotipo mesomediterraneo medio; ombrotipo subumido superiore/umido inferiore; Regione xeroterica. P da 800 fino a l11 00 mm circa con Pest intorno ai 100 mm e temperatura media piuttosto elevata; nei mesi estivi l’aridità non raggiunge intensità molto pronunciate; freddo poco intenso da novembre ad aprile; t da 3.4 a 4 °C. Maremma laziale interna inferiore; regione sabatina, alta valle del F. Treia (Barbarano Romano, Oriolo Romano, Civita Castellana, Nepi, Calcata, ecc.). Cerrete con o senza roverella, castagneti, leccete e lembi di boschi misti mesofili soprattutto nelle forre. Nel settore della regione sabatina più prossimo al lago di Bracciano esiste una variante mesofila con prevalenza di faggete e boschi di carpino bianco e nocciolo.

REGIONE MEDITERRANEA

7(13) . Termotipo mesomediterraneo inferiore; Ombrotipo secco superiore/subumido inferiore; Regione xeroterica. P scarse con pochi episodi estivi; aridità estiva intensa e prolungata per almeno 4 mesi (maggio-agosto) con il mese di aprile di subaridità; freddo poco pronunciato concentrato nel periodo invernale; t da 3.7 a 6.8 °C. Litorale e colline retrostanti (Pescia Romana, Montalto di Castro, Tarquinia, ecc.). Querceti con sughera, leccio o roverella; macchia mediterranea, frammenti di boschi planiziali nelle depressioni costiere.

Si ringrazia Carlo Blasi


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