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Perché si chiama "Cannaiola" il vino tipico di Marta?


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L'etimologia del nome "Cannaiola", che indica il vino tipico del comune di Marta (VT) ottenuto dai grappoli del genere "Canaiolo Nero", è ancora incerta e chi si è cimentato nella ricerca ha avanzato varie ipotesi.
Nel "Dizionario Etimologico Italiano" di C. Battisti e G. Alessio è detto, ad esempio, che il nome deriva dal fatto che tale uva nera è "appetita dai cani" mentre altri ritengono, invece, che il termine derivi dal latino dies caniculares, i giorni più caldi, notando che proprio in quei giorni le uve, ancor verdi, iniziano a cambiare colore virando verso il nero-violaceo.
L'ipotesi più accreditata resta, tuttavia, quella che sostiene la sua derivazione da Canna poiché le viti erano tenute diritte con le canne, molto abbondanti e facilmente reperibili in un territorio lacustre.
Le mappe catastali confermano che in tutti i terreni dove sorgeva una vigna, una porzione del terreno veniva utilizzata per ricavarci un canneto. A suffragare quest'ultima ipotesi c'è anche una nota zoologica che vede lo stesso nome Cannaiola assegnato a un piccolo uccello passeriforme della famiglia dei Silvidi perché nidifica di preferenza tra le canne.

Molti illustri scrittori e poeti hanno parlato della Cannaiola nelle loro opere. L'excursus storico parte dal Medioevo e giunge ai giorni nostri. Ricordiamo: Opus Commodorum Ruralium, del 1303, un trattato di economia rurale di Pier De' Crescenzi; Trattato della coltivazione delle viti e del frutto che se ne può cavare di Giovanvettorio Soderini (1526-1597); Coltivazione delle viti e di alcuni arbori e La coltivazione delle viti in Toscana, opere di Bernardo Davanzati (1529-1606); Lettera al card. Guido Ascanio Sforza di Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese; Bacco in Toscana di Francesco Redi.
Citazioni sulla Cannaiola le troviamo nelle opere del pistoiese Trinci, di Giovanni Targioni Tozzetti, dello scrittore Giuseppe Baretti (1719-1789), dell'agronomo Marco Lastri (1731-1811), di Aldo Palazzeschi.
Terminiamo ricordando le ampie descrizioni delle qualità della Cannaiola martana date da Corrado Ricci nel volume Santa Cristina e il lago di Bolsena e da Giuseppe Rosati ne Le novelle del lago.

Tratto da: "Marta, guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli

Rielaborazione testi a cura di Luca Viviani