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La leggenda della Fornara (festa Madonna del Monte di Marta)


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La festa della Madonna del Monte è senza dubbio quella più sentita dai martani e conserva ancora la struttura arcaica dei riti di offerta delle primizie primaverili, innestati in un clima di religiosità popolare.
Di origine pagana, poi cristianizzata, può essere tranquillamente collocata tra i culti che venivano celebrati in onore della dea Maia, divinità della fertilità prettamente laziale, poi sostituita da Cerere, Cibele e Flora, le cui cerimonie, assai più raffinate, concedevano molto di più allo spettacolo ed erano pertanto destinate ad attrarre le masse.

La loro pratica è testimoniata fino all’VIII secolo d.C., quando le cerimonie romane della dea “Regina della Primavera”, che vegliava sul mese dei fiori, vennero soppiantate da quelle in onore della Madonna, “Regina del cielo”.
Per comprovare una devozione che si perde nella notte dei tempi e di cui non si hanno strumenti concreti per avvalorarne l’origine, si ricorre spesso ai miti di fondazione, generalmente leggende, elemento principale delle quali è una “teofania”, cioè la manifestazione del divino che prende contatto con l’umano e che diventa veicolo per esprimere la volontà superiore.
Il santuario della Madonna del Monte di Marta (VT) ne ha un chiaro esempio nella "leggenda della Fornara".

Gli anziani, pur con le varianti che si riscontrano in questi casi, ci hanno tramandato la seguente leggenda.
Narra la tradizione che la figlia di una fornaia recatasi sul monte dove c’era un bosco a fare la legna, ebbe l’apparizione di una bella signora che dolcemente le disse di andare dal parroco e riferirgli che Lei desiderava che su quel monte Le venisse costruita una chiesa.
La ragazza non fu però creduta nonostante per ben tre volte dovette farsi messaggera del desiderio dell’apparizione finchè il sacerdote decise, lui stesso, di andare a constatare con i propri occhi.

Veduta lì l’immagine sfavillante di Maria, miracolosamente apparsa su un masso, decise di portarla nella chiesa parrocchiale di Marta e per questo mandò un carro con due buoi sul monte per trasportarla in paese. Dopo aver caricato il masso sul carro, una lunga processione iniziò la discesa verso il paese, ma più i buoi scendevano e più il peso aumentava finché, ai piedi della discesa, gli animali si inginocchiarono e non ci fu modo di farli proseguire. Dopo diversi tentativi, il conducente del carro si accorse che i buoi riuscivano a trainare il carro in salita, ma non ce la facevano a muoverlo di un centimetro in discesa.

A questo punto fu chiaro a tutti che la Madonna voleva restare sul monte e fu lì che venne eretto il santuario della Madonna del Monte; nel luogo dove si inginocchiarono i buoi fu innalzata, invece, un’edicola mariana detta “la Madonnella”, punto questo dove il Clero, nei giorni della festa, quando sale al santuario, intona l’inno dell’Ave Maris Stella.
La leggenda diventa così strumento attraverso cui l’elemento cristiano soppianta quello pagano anche se questo non è del tutto scomparso; alcune ritualità, infatti, seppure “ingabbiate” nella festa cristiana, mantengono forti connotati pagani, per non parlare poi di alcuni simboli della festa che potrebbero celare significati nascosti.