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Poggio Moscini e la città romana di Volsinii (Bolsena)


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Discendendo lungo la via Orvietana, presso Poggio Moscini, gli scavi hanno riportato alla luce numerosi e significativi resti monumentali dell'area urbanizzata che caratterizzava la città romana di Volsinii (che molti storici identificano come l'attuale Bolsena). Il Foro mostra una pavimentazione a lastre quadrangolari, molte delle quali furono tolte in epoche diverse per essere riutilizzate: per la costruzione della rocca e della sua torre principale (XIII-XIV sec.), per il rimaneggiamento del Borgo, la sistemazione della facciata di Santa Cristina (XV sec.) e per le costruzioni del cardinale Crispo.
Su alcune delle lastre, incisioni di epoca paleocristiana fanno pensare ad una riutilizzazione funeraria dell'area. In una zona priva di pavimentazione si osservano tronchi di colonne di granito rosa, ultimi esemplari di una serie molto ricca; queste colonne appartenevano per lo più alla facciata della Basilica Civica, di età Flavia, che era uno degli edifici pubblici più importanti di Volsinii. Anche se ormai le sue strutture sono distrutte, tuttavia la sua identificazione non dà adito a dubbi; essa è costituita da un vasto quadrilatero posto a fianco del Foro, suddiviso in tre navate; alla sua estremità nord occidentale doveva elevarsi un podio, sede probabile della magistratura; in effetti, le basiliche civili erano riservate ad attività giudiziarie ed amministrative, nonché a negoziati commerciali, valutari e bancari. Ai primi del IV secolo, questa basilica civile fu trasformata in basilica cristiana, per la quale trasformazione fu costruita, nell'asse della navata centrale, un'abside.
Interessante è il tratto di strada che fiancheggia la basilica: la sua pavimentazione infatti presenta due grandi pietre alzate, come se ne vedono tante nelle strade di Pompei e che fungevano da passaggio pedonale. Passando attraverso quello che doveva essere un piccolo portico, si possono osservare le Botteghe, datate all'inizio del I secolo a.C., una delle quali, scavata nella roccia, è provvista di nicchie nelle pareti di tufo e di una pavimentazione rudimentale.
Tornando sulla strada che fiancheggia il Foro, si può entrare nel passaggio a volta che, un tempo interamente ricoperto, era concepito come un corridoio chiuso tra il Foro e le terrazze sottostanti e ha conservato intatta la sua pavimentazione poligonale.

Uscendo dal passaggio a volta e risalendo per alcuni metri sulla destra, si giunge davanti alle Tre Botteghe; questa era una zona molto frequentata, a giudicare da solchi che scavano il basolato stradale e vi erano raggruppati gli esercizi commerciali al servizio della gente diretta verso il Foro. Scendendo per una piccola scala moderna si giunge presso le vestigia della Casa delle pitture, una domus dalla pianta classica, costituita da un atrio, di cui è rimasta solo la vasca centrale o impluvium, davanti alla quale si apre il tablinum, una stanza ancora in parte provvista del tappeto in mosaico bianco e nero; alla sinistra del tablinum si trova una vasta sala con pavimentazioni di epoche diverse che, probabilmente, serviva da triclinium.
Verso nord-est si apriva un giardino che intorno la metà del secolo II fu sostituito da un piccolo peristilio di cui nulla oggi resta.
Molto ben conservati sono invece i vani di epoca imperiale e particolarmente interessanti soprattutto per gli intonaci dipinti che ricoprono parti delle loro pareti. Il fondo bianco è diviso in cornici geometriche entro le quali sono inseriti motivi disegnati e colorati in modo abbastanza ricco: uccelli, coppa di frutta, elementi vegetali stilizzati.
Da uno di questi vani, seguendo il dromos (corridoio in forte pendenza) lungo il quale il muro a scacchiera lascia il posto alla nuda roccia, si giunge ad una sala sotterranea; si tratta di una costruzione molto antica (fine del III secolo a.C.), anteriore alla domus e che, quindi, non può essere interpretata come una semplice cisterna bensì, probabilmente, come un luogo riservato al culto di Dionisio: ciò è comprovato dal ritrovamento di numerosi frammenti di terracotta che, ricostruiti, hanno dato forma ad un trono dionisiaco con pantere (Trono delle pantere), attualmente conservato nel Museo territoriale di Bolsena.

In una zona apparentemente non costruita, l'attenzione viene attratta dal Lavatoio, una struttura in ottimo stato di conservazione: da un ninfeo (fontana monumentale) appartenente alla domus della terrazza soprastante scendeva dell'acqua che si raccoglieva in una fontana costituita a una nicchia ricavata nel muro di fondo; una panchetta rivestita di tegole piatte serviva per sbattere la biancheria. A terra, un pozzetto di marmo serviva da sistema di scolo.
Altre importanti vestigia appartengono alla Domus con atrium, alcune stanze della quale rivestono particolare interesse; una è particolarmente significativa per la sua bella pavimentazione in mosaico marmoreo (opus sectile).
La Domus comprende un ninfeo costituito da un lungo cortile scoperto, chiuso su due lati da alte pareti sulle quali sono scavate delle nicchie: l'acqua corrente zampillava da vari getti e si riversava in una vasca circolare.
La costruzione del ninfeo ha compromesso altre costruzioni ivi preesistenti, quali il Piccolo Tempio (seconda metà del II sec. a.C.), del quale restano tracce in una fondazione quadrangolare in grosse pietre. Dinanzi a quella che doveva essere stata la parte frontale dell'edificio sacro si innalzava un altare di forma circolare stuccato sopra il quale gli addetti agli scavi hanno trovato una statuetta di Venere in terracotta, oltre ad alcune lucerne.

NOTE
L’ingresso al sito archeologico di Volsinii Novi si trova a Poggio Moscini, sulla Via Orvietana, sulla sinistra uscendo dalla città di Bolsena, poco dopo il Castello Medioevale. L’area archeologica è custodita e visitabile. Per informazioni 0761/799923.

Tratto da "Bolsena e i paesi intorno al lago" di Bonechi edizioni

Poggio Moscini, casa ad atrio, vasca utilizzata come lavatoio



Poggio Moscini, casa ad atrio, pavimento marmoreo (opus sectile)