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Il busto di San Biagio a Marta (VT)


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Il busto di San Biagio, compatrono di Marta, venne commissionato ad un esperto argentiere, tra il 1624 e il 1625, dalla Comunità che versò un anticipo di 90 scudi.
Terminato il lavoro, l'argentiere richiese un saldo di 20 scudi ma in quel frangente le casse comunali si trovarono a corto di liquido. Le autorità civili furono costrette a chiedere più di una dilazione nella speranza di racimolare quanto dovuto, ma senza poter mai soddisfare i loro obblighi.
L'argentiere, alla fine, minacciò di venderlo se non si fosse provveduto al riguardo.
Il 3 maggio 1625 il consiglio comunale, per scongiurare tale fatto che avrebbe comportato anche la perdita dell'anticipo, votò all'unanimità una proposta che obbligava il depositario, cioè il tesoriere, ad anticipare di tasca propria i 20 scudi dovuti e nello stesso tempo si impegnava a restituirli quando fossero rientrati nelle casse della Comunità alcuni crediti, per esigere i quali si sarebbe dovuto eleggere un esattore.
Il depositario anticipò la somma, e infatti il busto ne è la testimonianza, ma non sappiamo se e quando lo stesso rientrò in possesso dei suoi scudi.

Tratto da: "Marta, guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli

Rielaborazione testi a cura di Luca Viviani