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Denominazioni del lago di Bolsena nell'antichità


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Denominazioni del lago nell'antichità

Non sappiamo quale fosse la denominazione del lago di Bolsena prima dei Romani. Plinio lo chiama Lacus Tarquiniensis mentre altri autori latini propendono per Lacus Volsiniensis dal nome della città di Volsini. Tra questi Columella, Vitruvio, Strabone.
Nell'Alto Medioevo, come attesta Procopio parlando della regina Amalasunta, la denominazione è Lacus Vulsinus o Bolsinus e i vari Martirologi, quando parlano di Santa Cristina, propendono per Vulsinus.

Nel Tardo Medioevo viene spesso chiamato lago di Santa Cristina (attuale patrona di Bolsena) come dicono il Cian e C. Calisse che ricordano quanto scrive Benvenuto da Imola nel commento alla Divina Commedia. Anche Francesco Pipino nel "Cronicon" e l'abate Pressutti, discepolo del Theiner e autore dei "Regesti di Onorio III", usano questo nome.
Sempre nello stesso periodo in alcuni documenti è detto lago di S. Stefano dall'omonimo monastero benedettino dell'isola Martana.

In età moderna Niccolò V, riconoscendo i diritti di pesca sul lago dei vari paesi rivieraschi, lo chiama lago di Bolsena e Martano.
F. Ferrari d'Alessandria nel suo "Lexicon Geographicum", dopo aver ricordato i nomi antichi, lo definisce: Lacus Etruriae e aggiunge che viene chiamato lago di Marta e lago di Capodimonte mentre i francesi preferiscono Lac de Bolsène.
Due chirografi papali di Clemente X (1670) e di Clemente XI (1705), parlando dell'isola Bisentina, collocano quest'ultima isola dentro il lago di Marta.

Tratto da: "Marta, guida alla scoperta" di Maria Irene Fedeli

Rielaborazione testi a cura di Luca Viviani